Category Archives: Cose che vanno

Nasce Lentini vota 2011. Seguiteci.

NasceLentini vota 2011“, il primo blog di citizien journalism made in Lentini: con un obiettivo chiaro, raccontare la città che va al voto. Per questo, fino al 29 maggio (e probabilmente oltre), mi trasferisco lì. Continuate a seguirmi.

[Qui il post di benvenuto]

Italia150. Perché c’è bisogno di un nuovo risorgimento

[Di seguito, l’editoriale che ho scritto per il periodico del mio Liceo]

Abbiamo deciso di ricordare l’anniversario del 150° anniversario dell’Unità d’Italia preparando e pubblicando un numero speciale del nostro periodico, che vi possa essere d’aiuto nel capire come e perché questo 2011 sia così importante per la nostra nazione. Il 17 marzo di centocinquanta anni fa, infatti, dopo secoli e secoli di divisioni e lotte intestine, si riuniva a Torino il primo parlamento dell’Italia unita, proclamando Vittorio Emanuele II «re d’Italia, per grazia di Dio e volontà della nazione». Era il compimento del sogno risorgimentale, del sogno che ha animato migliaia di uomini valenti e coraggiosi e che ha forgiato personalità come Massimo D’Azeglio, Camillo Benso di Cavour, Giuseppe Mazzini o Giuseppe Garibaldi. La storia del nostro Risorgimento è meravigliosa, perché è una storia di coraggio, di ardore, di utopie. Di giovani come Mameli, Pisacane o i fratelli Bandiera, pronti a versare il loro sangue, pur di concretizzare l’Unità del Paese. Vi potrà sembrare forse retorico o noioso: in fondo chi, oggi, sarebbe pronto a dare tutto sé stesso per un Paese in cui forse non crediamo nemmeno più? La nostra Italia è forse l’Italia pura, alta e nobile, per cui hanno lottato i risorgimentali? No, non lo è.

E non serve mica occuparsi attivamente di politica per accorgersene. Il terribile stato di cose in cui versiamo è sotto gli occhi di tutti: abbiamo degli amministratori sempre più lontani dai bisogni della gente e sempre più vicini ai propri interessi di bottega; un Nord e un Sud, che nell’anniversario della loro unità, appaiono sempre più distanti e inconciliabili, in lotta armata l’uno contro l’altro; senza una visione di insieme e di futuro, più che un’occasione di festa, il 17 marzo sembra essere diventato una triste commemorazione di come sarebbe dovuta essere l’Italia e di come, ahinoi, è diventata. A noi di Omega i disfattismi o i vittimismi non sono mai piaciuti: la nostra è una Nazione particolare, in cui luci e ombre coesistono da sempre, in cui sono nati grandi uomini e grandi criminali, in cui poco funziona e molto sarebbe da rottamare. Però resta la nostra Nazione. Ed è per questo che non ci arrendiamo all’idea di vederla morire, così. Oggi, amici miei, c’è bisogno di un nuovo Risorgimento che sia, innanzitutto, morale, etico ed intellettuale. Ma per riuscire lì dove tanti hanno fallito, c’è bisogno dell’impegno di tutti. Specialmente del nostro.

Se in Sicilia tutto fa brodo. Anche il fotovoltaico.

Qualcuno di voi mi dirà: lo hai capito solo adesso? No, non l’ho capito solo adesso. So fin troppo bene che ogni grande appalto, ogni impresa legata a ingenti fondi, ogni possibile fonte di ricchezza, alla nostra peggiore politica isolana ha sempre fatto gola. Permettetemi, però, un sussulto di indignazione e vergogna per la storia del deputato regionale del Pd, Gaspare Vitrano (qui Live Sicilia ci racconta chi è), arrestato in flagranza di reato con una mazzetta in tasca: secondo gli investigatori si trattava della mazzetta pattuita per velocizzare una pratica relativa ad un impianto fotovoltaico a Roccamena. Ed è qui quello che mi fa infuriare: la Sicilia è una terra meravigliosa, baciata da un sole meraviglioso, e con tutte le risorse naturali che ci ritroviamo avremmo voglia di costruire una seria politica di indipendenza energetica. Ma poi arriva gente come Vitrano (ah, sia chiaro: fino a pronunciamento contraio dei giudici, lui è da riconoscere come “innocente”), che butta via anni di speranze e illusioni e li tritura nello smercio dei propri interessi privati. Affacciandosi dalla finestra di casa mia, per esempio, si vedono vallate intere piene di pannelli fotovoltaici, che – almeno io, gli altri non lo so – si speravano potessero rappresentare una delle chiavi d’accesso a un Futuro pulito. E invece no. Perché dalle indagini, si scopre che è coinvolto anche un un altro politico, eletto nel collegio di Siracusa, che avrebbe dovuto invece assicurare il suo intervento per dare via libera al cantiere di Francofonte. Proprio gli impianti che stanno a qualche chilometro da casa mia.

E senti un profondo senso di scoramento addosso, una rabbia cieca per una politica che non funziona e che fa sempre più schifo. E una voglia matta di mandare tutti a quel paese, per sempre.

Ce la possiamo fare/4

Quello che noi, come Udc prima e come Nuovo Polo ora, andiamo ripetendo da anni – che cioè questa Seconda Repubblica ha fallito, che Centrodestra e Centrosinistra sono ormai superati e che c’è fame di novità – è ormai certificato anche da numerosi sondaggi, che nella nostra Italia sono il termometro più usato per misurare gli umori del popolo elettorale.

A dare inizio alle danze, qualche settimana fa, è stato Nando Pagnoncelli, dell’Istituto Ipsos, che ha mostrato che, se Pierferdinando Casini dovesse scegliere di guidare il fantomatico CLN antiberlusconiano, vincerebbe con ampissimo margine su Berlusconi, 45 a 32; se invece – come ad oggi pare – il leader centrista dovesse scegliere di correre da solo, come candidato premier del Polo per l’Italia, attirerebbe a sé il 21% dell’elettorato italiano.

Qualche giorno dopo, è stata la volta di Ilvo Diamanti, che – su La Repubblica – ha pubblicato un’interessantissima “mappa”, da cui è emersa la costante crescita dell’Udc e del Nuovo Polo (passato dal 17% di dicembre al 20 di oggi) e l’aumento graduale della fiducia in Casini, quarto leader nazionale per indice di gradimento, e di Fini, +6,2%.

Su questo scenario è tornato, per la trasmissione televisiva Ballarò, sempre Pagnoncelli, che ha evidenziato il vertiginoso calo del Centrodestra, con i voti moderati in uscita verso il Nuovo Polo; anche in questo caso, interessantissimo il dato di Pierferdinando Casini: largamente vincente, infatti, alla guida di una Santa Alleanza contro Berlusconi  (48 contro 34); e in caso di una corsa a tre poli, il nostro caro Pier si muoverebbe in una forbice di voti compresa tra il 20 e il 23 %, in crescita costante.

Sabato scorso, infine, la trasmissione In Onda (La 7), ha diffuso un nuovo, interessante sondaggio, concentrato stavolta sul solo Udc. Dall’indagine emerge che il voto potenziale (si tratta quindi di gradimento, che non si traduce per forza in voto elettorale) per il nostro partito è del 14,1%, bacino che noi occupiamo attualmente al cinquanta per cento circa, e che rappresenta una larga fetta della stessa zona elettorale presidiata dal Nuovo Polo – a riprova di quanto sostenuto da Casini. Per quanti, poi, sostengono di guardare con favore al nostro partito e si dichiarano al contempo cattolici, si parla di un 62% di osservanti, di 31% composto da sporadici, e di un 7% costituito da non frequentanti. Nel complesso, i nostri (possibili) elettori, si collocano a Destra – Centrodestra per il 21,2%, al Centro per il 36,3% e a Sinistra – Centrosinistra per il 23,9% (i non collocati sono il 18,6%): questo è un dato da studiare con attenzione, perché dimostra come in questi due-tre anni la stessa base elettorale del partito (che alla vigilia delle politiche del 2008 era per la stramaggioranza di centrodestra) sia cambiata notevolmente, attirando a sé gente e voti, a cui prima non riuscivamo a parlare. Il dato, però, sicuramente più significativo è la distribuzione anagrafica dei voti: il 36,6% è costituito, infatti, da elettori tra i 18 e i 34 anni, il 32,2% tra 35-54 anni, il 31,2% +55 anni. Questo vuol dire che il grosso della nostra base è costituito da giovani o giovanissimi: da gente, cioè, slegata dai vecchi schemi e dalle vecchie logiche politiche e desiderosa di aprirsi a un futuro che tarda, ahinoi, sempre più. Come evidenziato, peraltro, quella dell’Udc è la miglior performance – in quanto a gradimento giovanile – tra i partiti sondati finora: meglio ancora, quindi, dei colossi Pd e Pdl o dei modernisti Idv o Sel (e anche del Fli, a dirla tutta, che pure dell’innovazione ha fatto il suo cavallo di battaglia).

Sono (solo) sondaggi, è vero. E vi confesso che alle stime ho sempre creduto poco: ma i dati che emergono dagli studi sopra riportati, più che un incoraggiamento, sono la prova che quanto abbiamo fatto fin qui, è stato buono e apprezzato dagli elettori. Specie proprio dai più giovani che – non dimentichiamoli mai – devono essere il nostro target primario.

[Ripubblicato sul sito di Casini]

Voglia di Futuro. In un Paese Passato.

L’On. Roberto Rao è intervenuto, qualche settimana fa, al convengo organizzato da AgendaDigitale, spiegando la posizione che il nostro partito ha assunto sul delicato tema della libertà della Rete. In questi lunghi mesi, grazie a una proficua collaborazione tra la base e diversi parlamentari, l’Udc è stata in grado di entrare a pieno titolo nel dibattito sulla modernizzazione del nostro Paese: obiettivo, questo, da raggiungere attraverso la promozione di un Internet libero, finalmente, di svilupparsi come meglio crede. La sfida di AgendaDigitale – da noi già accettata e rilanciata – sta proprio in questo, nel dare a questa nostra benedetta Italia una “strategia digitale”, che possa farci uscire dal gap tecnologico e informatico (in cui ci hanno cacciato anni e anni di politiche cieche e miopi) e restituirci a degli standard europei e moderni. Rao ha esemplificato questa brutta situazione, in modo chiaro, raccontando all’uditorio del convegno il rapporto che hanno i suoi due figli con il mondo digitale: il figlio più piccolo, di un anno e 8 mesi, è nato con l’iPad e – come racconta Rao – sa già come utilizzarlo, mentre la figlia più grande, di 7 anni, si ritrova a non fare informatica a scuola perché mancano i computer o è assente la maestra.

Ci sono solo 6 anni di differenza tra i due, eppure è evidente come la seconda – che pure vive in un contesto sociale perfettamente integrato qual è quello scolastico – si trova in difetto rispetto al primo. In sostanza, finché si è in famiglia, la tecnologia è qualcosa di fondamentale e accessibile, ma non appena si esce dai confini della propria dimora, ecco che ci ritroviamo immersi in un mondo vecchio che non riesce a cambiare. E la politica? A parole – sottolinea Rao – si dice subito pronta: è nei fatti che è assente, incapace di interpretare i reali bisogni della società e dei suoi cittadini. Quale differenza c’è tra le aule che frequento oggi io e quelle che frequentava un mio bisnonno decenni e decenni fa? Praticamente nessuna: a parte i calamai, le lavagne, i banchi e le cattedre sono sempre lì. E attenzione, non è generalizzare o banalizzare! Il fatto che la Scuola abbia rifiutato l’integrazione tecnologica, l’ha resa più povera e debole. Sarà un caso poi, che il nostro Senato promulghi una legge illiberale e retrograda che proibirà di fare sui libri sconti superiori al 15 per cento? E sapete perché? Per paura di Amazon e dell’e-commerce dei libri! Ha ragione Francesco Costa, che su questo punto ha scritto: “da sempre i cambiamenti aprono nuovi mercati e altri ne chiudono, creano nuove professioni e altre le cancellano: non c’è stato modo di salvare i maniscalchi quando sono state inventate le automobili”. Abbiamo voglia di Futuro.

[Ripubblicato sul sito di Casini]

Se non ora, quando?

Abbiamo la classe di governo più vecchia d’Europa e al mondo ci superano solo Arabia Saudita, Cuba, India ed Egitto. Urge rottamazione immediata. Se non ora, quando?

[Via Cerazade]

Il 17 marzo, tutti in tricolore

Severgnini, dalle colonne del Corriere, lancia un’idea: per rispondere alle provocazione dei vari Bossi, Calderoli e Durnwalder (a cui però, tutto sommato, dobbiamo anche dire grazie), il 17 marzo – finalmente festa nazionale – tutti gli Italiani dovrebbero indossare una coccarda tricolore:

Bandiere ne abbiamo sventolate molte; balconi ne abbiamo addobbati; fasce tricolori ne abbiamo viste tante, di traverso a petti non sempre meritevoli. Il rischio di rivedere il già visto, giovedì 17 marzo, è forte.
Perché non portare allora una coccarda tricolore, quel giorno? Francesi, inglesi, tedeschi e americani, in occasioni particolari, mettono all’occhiello bandiere, distintivi e papaveri. È un segno collettivo che denota una scelta personale: le bandiere si guardano, una coccarda s’indossa. I leghisti di stretta osservanza non lo faranno? Non è un problema. Loro, come abbiamo visto, aiutano in altro modo.

Ce la possiamo fare/3

Ebbene sì. Questi sondaggi mi piacciano sempre più: ieri a Ballarò, Nando Pagnoncelli (uno che ha sempre azzeccato gli ultimi pronostici, più preciso di un orologio svizzero) ne ha diffuso uno eccellente, in perfetta linea con quelli di questi giorni: Centrodestra in vertiginoso calo, con i voti moderati che si spostano verso il Nuovo Polo, che riesce ad intercettare la voglia di cambiamento; interessantissimo il risvolto poi su Pierferdinando Casini: largamente vincente, infatti, alla guida di una Santa Alleanza contro Berlusconi  (48 contro 34), in caso di una corsa a tre poli, il nostro caro Pier si muove in una forbice di voti compresa tra il 20 e il 23 %. Ripeto: tra il 20 e il 23 %. Andiamo sempre meglio!

PDL 27,9% (+0,3%)

LEGA NORD 11,3% (-0,2%)
LA DESTRA 1% (-0,1%)
Totale cdx 40,2% (INV)
FLI 5,6% (+0,6%)
UDC 6% (+0,2%)
API 1% (INV)
MPA 0,5% (-0,1%)
Totale centro 13,1% (+0,7%)
PD 26% (+0,2%)
IDV 6,6% (-0,2%)
SEL 9,4% (-0,3%)
Totale Csx 42% (-0,3%)

FDS 1,7% (INV)
M5S 2,4% (-0,4%)

Altri 1% (INV)

SCENARIO 1
CDX: 38,5% (-0,2%)
CENTRO: 18,5% (+0,7%)
CSX: 41,5% (+0,5%)

SCENARIO 2
CDX: 43,9% (-0,3%)
CLN: 51,9% (+0,6%)
Altri: 4,2% (-0,3%)

SCENARIO 3

Bersani 45% (+2%)
Berlusconi 35% (+2%)

SCENARIO 4

Casini 48% (+3%)
Berlusconi 34% (+2%)

SCENARIO 5

Bersani 38% (+2%)
Berlusconi 31% (-1%)

Casini 20% (+1%)

SCENARIO 6

Vendola 31% (-1%)
Berlusconi 33% (+2%)

Casini 23% (+2%)

[Ma com’è, però, che di questi sondaggi non parla quasi nessuno?]

Ce la possiamo fare/2

Un imperdibile Ilvo Diamanti, su La Repubblica di oggi, conferma il buon sondaggio IPSOS di qualche giorno fa: l’Udc in costante crescita, il Nuovo Polo passato dal 17% di dicembre al 20 di oggi; nello stesso arco di tempo, la fiducia in Casini è aumentata di 4,8 punti percentuali, collocando il nostro leader al 4° posto della graduatoria nazionale, mentre quella in Fini ha conosciuto una nuova impennata positiva (+6,2%). Avanti così!

[Mi sa che mi sto mutando il mio parere complessivo su sondaggi e sondaggisti, comunque]

Ce la possiamo fare

Premesso che:

1. non credo ai sondaggi;

2. una Santa Alleanza contro qualcuno mi convince poco;

3. vedere Fini, Casini, Bersani e Vendola insieme nella stessa coalizione mi convince ancor meno;

premessolo e ripetutolo, questo sondaggio Ipsos mi galvanizza moltissimo. Se Pierferdinando Casini dovesse guidare il fantomatico CLN antiberlusconiano, infatti, vincerebbe 45 a 32. E se invece dovesse scegliere di correre da solo, come candidato premier del Polo per l’Italia, attirerebbe a sé il 19 per cento dell’elettorato italiano. Stiamo ancora a cercare il Papa Straniero?

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