Category Archives: Rumori

Cosa ci insegna la vicenda DSK

L’impressione è che nei prossimi anni, in America come in Europa, e forse in Italia più che altrove, ci sarà un gran bisogno di istituzioni democratiche solide e di rigide norme a tutela dei diritti individuali, di robuste garanzie per gli imputati e di buoni avvocati. E di leader politici, giornalisti, ministri e ufficiali di polizia di fermi principi e dai nervi saldi: la Grecia brucia sotto i nostri occhi e in tutti gli autorevoli interventi che si susseguono al riguardo, a Roma come a Bruxelles, si avverte un inconfondibile profumo di anni Trenta. Crisi economica, ingiustizia sociale e spirito di rivalsa delle classi medie impoverite costituiscono da sempre l’ambiente peggiore per la democrazia liberale, il meno ospitale e il più insidioso. 

Francesco Cundari, Quadernino

Il caso Strauss-Kahn, insomma, se da un lato ci indigna come garantisti (quale che sia l’esito delle indagini), dall’altro ci fa capire ancora una volta che tutto il mondo è paese. Siamo abituati a manettari senza vergogna di destra e di sinistra, che giudicano il processo come una semplice ratifica delle loro intuizioni giacobine, e vedere che l’intero pianeta soffre di questa orribile malattia ci regala qualche attimo di sollievo, prima di farci ripiombare nello scoramento e in quella desolante solitudine dei garantisti che è propria del nostro tempo.

Domenico Naso, FareItaliaMag

La storia di DSK una cosa ce l’ha insegnata (o meglio, avrebbe dovuto solo farcela ricordare): che non si può esporre un uomo al pubblico ludibrio, a processi sommari in tv o sui giornali, a autodafé in piazza, finché gli si riconosce la “presunzione di innocenza”. Questo significa vivere uno stato liberale, in uno stato di diritto. Questo vuol dire essere garantisti, onesti e sinceri. Contro i manettari di destra e di sinistra.

Nasce Lentini vota 2011. Seguiteci.

NasceLentini vota 2011“, il primo blog di citizien journalism made in Lentini: con un obiettivo chiaro, raccontare la città che va al voto. Per questo, fino al 29 maggio (e probabilmente oltre), mi trasferisco lì. Continuate a seguirmi.

[Qui il post di benvenuto]

Sostiene Belpietro

Sintesi dell’editoriale fiume di Maurizio Belpietro – destinato a far discutere – su Libero di oggi. In quattro rapidi punti.

1. Caso Geronzi. “È una sconfitta per il Cavaliere? Sì ma è anche il segnale d`inizio delle ostilità, cioè di una manovra di accerchiamento che punta a conquistare il Corriere, Mediobanca e probabilmente Confindustria per poi cercare di dare scacco al re. Una partita che però è appena cominciata e non con un matto. Per cui vedremo le prossime mosse”.

2. Caso Libia. “La faccenda che fa più dubitare della capacità del premier di far fronte agli eventi è però la terza, ossia la questione degli immigrati. Ai più non è piaciuta la gestione dell`emergenza. La gita a Tunisi è stata giudicata un fallimento e anche il tentativo di forzar la mano ai francesi e di scaricare i clandestini di là dalla frontiera è parso debole e poco convincente. I dubbi sono giustificati e il governo si è fatto cogliere impreparato nonostante gli sbarchi fossero attesi”.

3. Questione Giustizia. “Quella a cui assistiamo è una guerra senza quartiere e purtroppo ogni tanto fa vittime collaterali oltre a far venire un po’ di noia, perché vorremmo finirla di passare il nostro tempo a discutere dei processi e delle accuse a Berlusconi. Purtroppo i primi a non sembrare annoiarsi mai sono i procuratori, per cui tocca andare avanti”.

4. Conclusione. “Ciò detto, ci pare d’aver spiegato che dubitare di Berlusconi è legittimo, anche perché talvolta lui contribuisce ad alimentare i dubbi compiendo errori e passi falsi come con le cene ad Arcore. Ma in fondo è ancora il meglio che passa il convento. O se volete, il meno peggio. Per cui, teniamocelo stretto. E se proprio non ce la fate a sentire l’ennesima barzelletta sconcia, turatevi le orecchie e pensate che oltre a non ridere la sinistra si incazzerà ancora di più”.

Mah. Chi li capisce, questi di Libero, è bravo.

Italia150. Perché c’è bisogno di un nuovo risorgimento

[Di seguito, l’editoriale che ho scritto per il periodico del mio Liceo]

Abbiamo deciso di ricordare l’anniversario del 150° anniversario dell’Unità d’Italia preparando e pubblicando un numero speciale del nostro periodico, che vi possa essere d’aiuto nel capire come e perché questo 2011 sia così importante per la nostra nazione. Il 17 marzo di centocinquanta anni fa, infatti, dopo secoli e secoli di divisioni e lotte intestine, si riuniva a Torino il primo parlamento dell’Italia unita, proclamando Vittorio Emanuele II «re d’Italia, per grazia di Dio e volontà della nazione». Era il compimento del sogno risorgimentale, del sogno che ha animato migliaia di uomini valenti e coraggiosi e che ha forgiato personalità come Massimo D’Azeglio, Camillo Benso di Cavour, Giuseppe Mazzini o Giuseppe Garibaldi. La storia del nostro Risorgimento è meravigliosa, perché è una storia di coraggio, di ardore, di utopie. Di giovani come Mameli, Pisacane o i fratelli Bandiera, pronti a versare il loro sangue, pur di concretizzare l’Unità del Paese. Vi potrà sembrare forse retorico o noioso: in fondo chi, oggi, sarebbe pronto a dare tutto sé stesso per un Paese in cui forse non crediamo nemmeno più? La nostra Italia è forse l’Italia pura, alta e nobile, per cui hanno lottato i risorgimentali? No, non lo è.

E non serve mica occuparsi attivamente di politica per accorgersene. Il terribile stato di cose in cui versiamo è sotto gli occhi di tutti: abbiamo degli amministratori sempre più lontani dai bisogni della gente e sempre più vicini ai propri interessi di bottega; un Nord e un Sud, che nell’anniversario della loro unità, appaiono sempre più distanti e inconciliabili, in lotta armata l’uno contro l’altro; senza una visione di insieme e di futuro, più che un’occasione di festa, il 17 marzo sembra essere diventato una triste commemorazione di come sarebbe dovuta essere l’Italia e di come, ahinoi, è diventata. A noi di Omega i disfattismi o i vittimismi non sono mai piaciuti: la nostra è una Nazione particolare, in cui luci e ombre coesistono da sempre, in cui sono nati grandi uomini e grandi criminali, in cui poco funziona e molto sarebbe da rottamare. Però resta la nostra Nazione. Ed è per questo che non ci arrendiamo all’idea di vederla morire, così. Oggi, amici miei, c’è bisogno di un nuovo Risorgimento che sia, innanzitutto, morale, etico ed intellettuale. Ma per riuscire lì dove tanti hanno fallito, c’è bisogno dell’impegno di tutti. Specialmente del nostro.

Voglia di Futuro. In un Paese Passato.

L’On. Roberto Rao è intervenuto, qualche settimana fa, al convengo organizzato da AgendaDigitale, spiegando la posizione che il nostro partito ha assunto sul delicato tema della libertà della Rete. In questi lunghi mesi, grazie a una proficua collaborazione tra la base e diversi parlamentari, l’Udc è stata in grado di entrare a pieno titolo nel dibattito sulla modernizzazione del nostro Paese: obiettivo, questo, da raggiungere attraverso la promozione di un Internet libero, finalmente, di svilupparsi come meglio crede. La sfida di AgendaDigitale – da noi già accettata e rilanciata – sta proprio in questo, nel dare a questa nostra benedetta Italia una “strategia digitale”, che possa farci uscire dal gap tecnologico e informatico (in cui ci hanno cacciato anni e anni di politiche cieche e miopi) e restituirci a degli standard europei e moderni. Rao ha esemplificato questa brutta situazione, in modo chiaro, raccontando all’uditorio del convegno il rapporto che hanno i suoi due figli con il mondo digitale: il figlio più piccolo, di un anno e 8 mesi, è nato con l’iPad e – come racconta Rao – sa già come utilizzarlo, mentre la figlia più grande, di 7 anni, si ritrova a non fare informatica a scuola perché mancano i computer o è assente la maestra.

Ci sono solo 6 anni di differenza tra i due, eppure è evidente come la seconda – che pure vive in un contesto sociale perfettamente integrato qual è quello scolastico – si trova in difetto rispetto al primo. In sostanza, finché si è in famiglia, la tecnologia è qualcosa di fondamentale e accessibile, ma non appena si esce dai confini della propria dimora, ecco che ci ritroviamo immersi in un mondo vecchio che non riesce a cambiare. E la politica? A parole – sottolinea Rao – si dice subito pronta: è nei fatti che è assente, incapace di interpretare i reali bisogni della società e dei suoi cittadini. Quale differenza c’è tra le aule che frequento oggi io e quelle che frequentava un mio bisnonno decenni e decenni fa? Praticamente nessuna: a parte i calamai, le lavagne, i banchi e le cattedre sono sempre lì. E attenzione, non è generalizzare o banalizzare! Il fatto che la Scuola abbia rifiutato l’integrazione tecnologica, l’ha resa più povera e debole. Sarà un caso poi, che il nostro Senato promulghi una legge illiberale e retrograda che proibirà di fare sui libri sconti superiori al 15 per cento? E sapete perché? Per paura di Amazon e dell’e-commerce dei libri! Ha ragione Francesco Costa, che su questo punto ha scritto: “da sempre i cambiamenti aprono nuovi mercati e altri ne chiudono, creano nuove professioni e altre le cancellano: non c’è stato modo di salvare i maniscalchi quando sono state inventate le automobili”. Abbiamo voglia di Futuro.

[Ripubblicato sul sito di Casini]

Se non ora, quando?

Abbiamo la classe di governo più vecchia d’Europa e al mondo ci superano solo Arabia Saudita, Cuba, India ed Egitto. Urge rottamazione immediata. Se non ora, quando?

[Via Cerazade]

Finché c’è la salute, io mi faccio…

Dal minuto 3:35 comincia lo spettacolo. Grande Luca, grande sul serio: quanno ce vo’, ce vo’!

Parola di esperto

Rocco Siffredi, dal suo canale di Youtube, analizza il caso del Ruby-gate e sentenzia: “Silvio è dipendente, lo capisco. Io posso aiutarlo”. Capito, B?

Perché il Polo della Nazione è una cosa seria

Aldo Cazzullo ha spiegato, ieri sul Sette, con grande acume e chiarezza, perché il Polo della Nazione può diventare qualcosa di grande. Ed è stato più bravo e convincente a dirlo lui che fa il giornalista, piuttosto che i “leader” che ci ritroviamo e che il nostro progetto rischiano di ucciderlo nel modo peggiore: facendolo passare per un mero tatticismo elettorale.

2010 in review. Wow.

Ho ricevuto, per mail, il resoconto finale della salute di questo blog per il primo anno di vita. Il risultato di blog health è questo:

Healthy blog!

The Blog-Health-o-Meter™ reads Wow.

[Grazie, di cuore, a tutti voi]

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