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Un’agenda digitale per risalire la china

Addio al 2010. Si è chiuso alle nostre spalle un anno appassionante e intenso, pieno di lotte e polemiche, in ogni campo, specialmente in quello della Libertà d’informazione, di stampa e di diffusione di Internet e della Rete. Proprio su questo blog, in tanti ci siamo spesi con diversi articoli sui vari temi: esprimendo tutta la nostra riprovazione nei confronti del DDL Intercettazioni, unendoci alla protesta degli utenti contro l’Ammazzablogperorando la causa di liberalizzazione del Wi-Fi (con conseguente abolizione del medievale Decreto Pisanu). Abbiamo criticato con forza la posizione ondivagaconfusa del Governo, che molto spesso ha dato l’impressione di non sapere nemmeno di cosa si stesse parlando; allo stesso modo, ora, accogliamo con favore l’abrogazione, dopo tante peripezie, dell’art.7 (o meglio dei commi 4 e 5) del decreto Pisanu. Finalmente, dall’1 gennaio gli esercizi pubblici (bar, ristoranti, alberghi ecc.) possono offrire connettività wi-fi (e via cavo) senza quelle complicate e assurde procedure burocratiche per loro e per gli utenti (come ad esempio l’archiviazione della fotocopia del documento di identità di chiunque acceda): rimane solo l’obbligo di richiedere la licenza al Questore per quegli esercizi pubblici che forniscono connettività internet come attività principale (gli internet point). Questo vuol dire che anche la nostra Italia da oggi è un po’ più moderna, o meno arcaica, più in linea con gli altri Paesi evoluti del mondo.

Ma da qui a deporre le “armi” che abbiamo imbracciato in difesa della libertà, di strada ce n’è ancora tanta, forse troppa. Per questo ci auguriamo che questo 2011 possa aprirsi all’insegna di un’agenda digitale, di una serie di punti tesi ad ammodernare il rapporto che gli Italiani hanno con la Rete. In un post di qualche tempo fa, scrivevo che Internet – e quindi il libero accesso al suo utilizzo – rappresentano non solo una delle più alte espressioni della nostra libertà, ma soprattutto una nuova frontiera per lo sviluppo dell’economia e della società. Dare ai cittadini la possibilità di consultarlo in ogni momento e con ogni comodità, significa garantire un’apertura al mondo più moderna e tecnologicamente avanzata. Prendiamo il caso delle scuole: un istituto scolastico dotato di connessione Wi-Fi è considerato all’avanguardia, quasi offrisse un servizio fuori dal comune. E invece no. Perché ogni scuola, di qualsiasi ordine e grado, dovrebbe essere dotata di questo tipo di connessione. In fondo, quale mezzo migliore esiste per evitare che Internet diventi una perdita di tempo se non quello di insegnare, sin da piccoli, a integrarlo – in modo sapiente e costruttivo – nella propria vita? Dai libri alle ricerche, dallo svago allo studio. Juan Carlos De Martin, su La Stampa, ha fatto il punto della situazione, analizzando nel dettaglio il grande ostacolo al libero sviluppo di Internet nella nostra nazione: un divario che è infrastrutturale, economico e culturale. Infrastrutturale, perché chi vorrebbe accedere a Internet non può per l’assenza della banda larga. Economico, perché quasi il 20% delle famiglie che non ha accesso a Internet trova troppo costoso il computer o l’accesso a Internet, o entrambe le cose. Culturale, perché il 23% di chi non accede a Internet la considera inutile e non interessante, mentre il 41% vorrebbe accedere, ma non ritiene di averne le capacità. Sono dati preoccupanti, perché ci mostrano un’Italia per certi versi assai arretrata e in fondo alle classifiche europee (davanti solo a Cipro, Grecia e Portogallo). È necessario e indispensabile quindi agire con rapidità e decisione. Serve, per il 2011, un’agenda digitale che includa: grandi piani di investimenti con deduzioni fiscali per chi vorrebbe accedere alla rete ma non può permetterselo e contributi sostanziosi per le infrastrutture e la banda larga; programmi formativi e culturali per quanti si sentono intimoriti o non all’altezza dell’approccio alla Rete; un ampio e completo utilizzo delle immense possibilità offerte da Internet, con aggiornamento della normativa riguardante la proprietà intellettuale, informatizzazione delle pratiche amministrative e burocratiche e l’eliminazione dell’obbligo di registrazione per le testate online.

È con questi auguri che diamo il benvenuto al 2011, affinché sia un anno tecnologicamente più avanzato. Per quanto ci riguarda, il 2010 ci ha lasciato una consapevolezza che non dimenticheremo mai: il fatto che la Rete sia diventata il veicolo d’eccellenza per la parte migliore di quest’Italia, per quei cittadini che hanno ancora la forza e il coraggio di indignarsi e che, a forza di protestare, riescono ancora a ottenere qualcosa, a impedire che la nostra società diventi sempre peggio. È giunta l’ora di risalire la china.

[Ripubblicato sul sito di Casini]

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The start of a new beginning

Il 2010 si accinge a passare oltre, a salutarci come si salutano vecchi amici che sanno di non potersi rincontrare mai più, ma che conserveranno per sempre una bella immagine l’uno dell’altro. Ricordo, quand’ero piccolino, di aver visto un bellissimo cartone animato, i cui protagonisti erano il vecchio e il nuovo millennio: un vecchio con una barba lunga chilometri e un neonato ancora in fasce. Adesso non ricordo con esattezza la trama del cartone, ma ricordo il lungo discorso di augurio che il vecchio barbuto fece al giovane erede: il primo, che era nato quando ancora non esisteva la rotazione triennale, quando un villaggio che contava 100 anime era una metropoli, quando i sudditi conoscevano il loro sovrano solo di nome, si apprestava a lasciare il testimone al secondo – che invece nasceva nell’epoca dei grandi trasporti, delle repubbliche democratiche (o presunte tali), agli albori di Internet – e gli augurava solo una cosa: buona fortuna. Che vi potrà sembrare un augurio banale, scontato, sciatto, e che invece è l’augurio più bello e sincero che si possa fare. Perché non è solo scaramanzia: è l’invito a costruirsi la propria “fortuna”, la propria “sorte” con le forze e le energie di cui disponiamo e di cui siamo gli unici padroni. Del resto, non dicevano i latini “homo faber ipsius fortunae?”.

Il rendiconto finale del 2010 non è solo quello di quest’anno, è anche quello della prima decade del primo secolo del 2° millennio: ho cominciato questi dieci anni che ero bambino, sono diventato un fanciullo (che bel termine, delicato ed evocativo: peccato non lo usi più nessuno), un adolescente, un ragazzo e ora vado per la maggiore età. Sono stati dieci anni di trasformazioni radicali ed evidenti: nel corpo, nello spirito, nella vita di tutti giorni. Anni che non dimenticherò mai, che ho trascorso in compagnia di tanti amici e circondato dall’affetto dei miei famigliari; anni felici, funestati però da alcuni grandissimi dolori; ogni giorno di ognuno di questi anni trascorsi è come un fotogramma, impresso su quella meravigliosa pellicola che è la nostra vita. I giorni si affastellano, senza nemmeno rendercene conto, ma verrà quel “giorno” in cui questi fotogrammi ci scorreranno davanti in successione e ci dipingeranno, per l’ultima volta, l’affresco della nostra Vita. Per questo, in questi dieci anni, mi sono sforzato – pur con i miei immensi limiti – di fare di ogni giorno, un giorno speciale, un fotogramma diverso. Puah e doppio puah alla noia e alla ripetitività: evviva la diversità e la particolarità, sempre e comunque!

Pensare ora, in questo giorno così speciale, a quello che si ha dietro, è bello. È qualcosa che andrebbe fatta più spesso, perché ci si accorge di tante cose, a torto – magari – considerate superate e inutili. Se dovessi cercare un minimo comun divisore ai 10 anni trascorsi, lo rintraccerei nella voglia matta di conquistare il Futuro, in osservanza a quello che amo sempre ripetere: avere il “coraggio di osare”. E proprio sulla scorta di questo motto (che vi saprà di comizio ma che vi assicurò che non lo è), accolgo il nuovo anno. Ricordatevi le cose belle stanno in quelle semplici: nel sorriso di un amico, nell’abbraccio di una persona cara e amata. Andiamo sempre avanti. Prendiamoci ciò che è nostro.

Bye-bye anni ’10,  welcome, 2011: the start of a new beginning.

I wish you a happy new year. And good luck!

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