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Ce la possiamo fare/4

Quello che noi, come Udc prima e come Nuovo Polo ora, andiamo ripetendo da anni – che cioè questa Seconda Repubblica ha fallito, che Centrodestra e Centrosinistra sono ormai superati e che c’è fame di novità – è ormai certificato anche da numerosi sondaggi, che nella nostra Italia sono il termometro più usato per misurare gli umori del popolo elettorale.

A dare inizio alle danze, qualche settimana fa, è stato Nando Pagnoncelli, dell’Istituto Ipsos, che ha mostrato che, se Pierferdinando Casini dovesse scegliere di guidare il fantomatico CLN antiberlusconiano, vincerebbe con ampissimo margine su Berlusconi, 45 a 32; se invece – come ad oggi pare – il leader centrista dovesse scegliere di correre da solo, come candidato premier del Polo per l’Italia, attirerebbe a sé il 21% dell’elettorato italiano.

Qualche giorno dopo, è stata la volta di Ilvo Diamanti, che – su La Repubblica – ha pubblicato un’interessantissima “mappa”, da cui è emersa la costante crescita dell’Udc e del Nuovo Polo (passato dal 17% di dicembre al 20 di oggi) e l’aumento graduale della fiducia in Casini, quarto leader nazionale per indice di gradimento, e di Fini, +6,2%.

Su questo scenario è tornato, per la trasmissione televisiva Ballarò, sempre Pagnoncelli, che ha evidenziato il vertiginoso calo del Centrodestra, con i voti moderati in uscita verso il Nuovo Polo; anche in questo caso, interessantissimo il dato di Pierferdinando Casini: largamente vincente, infatti, alla guida di una Santa Alleanza contro Berlusconi  (48 contro 34); e in caso di una corsa a tre poli, il nostro caro Pier si muoverebbe in una forbice di voti compresa tra il 20 e il 23 %, in crescita costante.

Sabato scorso, infine, la trasmissione In Onda (La 7), ha diffuso un nuovo, interessante sondaggio, concentrato stavolta sul solo Udc. Dall’indagine emerge che il voto potenziale (si tratta quindi di gradimento, che non si traduce per forza in voto elettorale) per il nostro partito è del 14,1%, bacino che noi occupiamo attualmente al cinquanta per cento circa, e che rappresenta una larga fetta della stessa zona elettorale presidiata dal Nuovo Polo – a riprova di quanto sostenuto da Casini. Per quanti, poi, sostengono di guardare con favore al nostro partito e si dichiarano al contempo cattolici, si parla di un 62% di osservanti, di 31% composto da sporadici, e di un 7% costituito da non frequentanti. Nel complesso, i nostri (possibili) elettori, si collocano a Destra – Centrodestra per il 21,2%, al Centro per il 36,3% e a Sinistra – Centrosinistra per il 23,9% (i non collocati sono il 18,6%): questo è un dato da studiare con attenzione, perché dimostra come in questi due-tre anni la stessa base elettorale del partito (che alla vigilia delle politiche del 2008 era per la stramaggioranza di centrodestra) sia cambiata notevolmente, attirando a sé gente e voti, a cui prima non riuscivamo a parlare. Il dato, però, sicuramente più significativo è la distribuzione anagrafica dei voti: il 36,6% è costituito, infatti, da elettori tra i 18 e i 34 anni, il 32,2% tra 35-54 anni, il 31,2% +55 anni. Questo vuol dire che il grosso della nostra base è costituito da giovani o giovanissimi: da gente, cioè, slegata dai vecchi schemi e dalle vecchie logiche politiche e desiderosa di aprirsi a un futuro che tarda, ahinoi, sempre più. Come evidenziato, peraltro, quella dell’Udc è la miglior performance – in quanto a gradimento giovanile – tra i partiti sondati finora: meglio ancora, quindi, dei colossi Pd e Pdl o dei modernisti Idv o Sel (e anche del Fli, a dirla tutta, che pure dell’innovazione ha fatto il suo cavallo di battaglia).

Sono (solo) sondaggi, è vero. E vi confesso che alle stime ho sempre creduto poco: ma i dati che emergono dagli studi sopra riportati, più che un incoraggiamento, sono la prova che quanto abbiamo fatto fin qui, è stato buono e apprezzato dagli elettori. Specie proprio dai più giovani che – non dimentichiamoli mai – devono essere il nostro target primario.

[Ripubblicato sul sito di Casini]

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Ce la possiamo fare/3

Ebbene sì. Questi sondaggi mi piacciano sempre più: ieri a Ballarò, Nando Pagnoncelli (uno che ha sempre azzeccato gli ultimi pronostici, più preciso di un orologio svizzero) ne ha diffuso uno eccellente, in perfetta linea con quelli di questi giorni: Centrodestra in vertiginoso calo, con i voti moderati che si spostano verso il Nuovo Polo, che riesce ad intercettare la voglia di cambiamento; interessantissimo il risvolto poi su Pierferdinando Casini: largamente vincente, infatti, alla guida di una Santa Alleanza contro Berlusconi  (48 contro 34), in caso di una corsa a tre poli, il nostro caro Pier si muove in una forbice di voti compresa tra il 20 e il 23 %. Ripeto: tra il 20 e il 23 %. Andiamo sempre meglio!

PDL 27,9% (+0,3%)

LEGA NORD 11,3% (-0,2%)
LA DESTRA 1% (-0,1%)
Totale cdx 40,2% (INV)
FLI 5,6% (+0,6%)
UDC 6% (+0,2%)
API 1% (INV)
MPA 0,5% (-0,1%)
Totale centro 13,1% (+0,7%)
PD 26% (+0,2%)
IDV 6,6% (-0,2%)
SEL 9,4% (-0,3%)
Totale Csx 42% (-0,3%)

FDS 1,7% (INV)
M5S 2,4% (-0,4%)

Altri 1% (INV)

SCENARIO 1
CDX: 38,5% (-0,2%)
CENTRO: 18,5% (+0,7%)
CSX: 41,5% (+0,5%)

SCENARIO 2
CDX: 43,9% (-0,3%)
CLN: 51,9% (+0,6%)
Altri: 4,2% (-0,3%)

SCENARIO 3

Bersani 45% (+2%)
Berlusconi 35% (+2%)

SCENARIO 4

Casini 48% (+3%)
Berlusconi 34% (+2%)

SCENARIO 5

Bersani 38% (+2%)
Berlusconi 31% (-1%)

Casini 20% (+1%)

SCENARIO 6

Vendola 31% (-1%)
Berlusconi 33% (+2%)

Casini 23% (+2%)

[Ma com’è, però, che di questi sondaggi non parla quasi nessuno?]

Ce la possiamo fare/2

Un imperdibile Ilvo Diamanti, su La Repubblica di oggi, conferma il buon sondaggio IPSOS di qualche giorno fa: l’Udc in costante crescita, il Nuovo Polo passato dal 17% di dicembre al 20 di oggi; nello stesso arco di tempo, la fiducia in Casini è aumentata di 4,8 punti percentuali, collocando il nostro leader al 4° posto della graduatoria nazionale, mentre quella in Fini ha conosciuto una nuova impennata positiva (+6,2%). Avanti così!

[Mi sa che mi sto mutando il mio parere complessivo su sondaggi e sondaggisti, comunque]

Ce la possiamo fare

Premesso che:

1. non credo ai sondaggi;

2. una Santa Alleanza contro qualcuno mi convince poco;

3. vedere Fini, Casini, Bersani e Vendola insieme nella stessa coalizione mi convince ancor meno;

premessolo e ripetutolo, questo sondaggio Ipsos mi galvanizza moltissimo. Se Pierferdinando Casini dovesse guidare il fantomatico CLN antiberlusconiano, infatti, vincerebbe 45 a 32. E se invece dovesse scegliere di correre da solo, come candidato premier del Polo per l’Italia, attirerebbe a sé il 19 per cento dell’elettorato italiano. Stiamo ancora a cercare il Papa Straniero?

Rassegna-tevi (giorno per giorno)

Da oggi in poi, amici miei, seguitemi anche sul sito di Pierferdinando Casini, del quale curerò la rassegna stampa quotidiana! Aspetto (numerosi) i vostri commenti e i vostri consigli (e perché no, anche i vostri appunti!). E mi raccomando, sotto ogni post troverete i tasti di sharing: facciamo girare su Internet la nostra rassegna stampa “ragionata”! Leggete, commentate e condividete! Do you like it?

Chianciano 2010: le mie interviste

Videopresentazione del Laboratorio delle Idee a Chianciano.

Intervista a Gianpiero Zinzi, coordinatore nazionale Giovani Udc.

Intervista all’On. Ferdinando Adornato, coordinatore nazionale della Costituente di Centro.

Intervista all’On. Savino Pezzotta, presidente della Rosa Bianca e della Costituente di Centro.

Intervista all’On. Enzo Carra, deputato Udc e presidente dell’associazione Visioni Contemporanee.

Gheddasconi Spa, ovvero do ut des

La cosa più simpatica di questo nuovo viaggio di Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī , supremo leader libico, in Italia, resterà senza dubbio la telefonata del colonnello Francesco Ferace all’ambasciata libica, per informarsi di come debbano essere nutriti i trenta fantastici quadrupedi che la “Guida della Rivoluzione” ha portato con sé. Al Corriere della Sera ha spiegato che “mica tutti i cavalli mangiano uguale, la dieta cambia con le latitudini, in Germania per esempio gli animali vogliono il fieno bagnato, in Libia non so…”. E ci ha pure ragione. Il grande amico libico è un appassionato di equitazione e ci tiene che, in occasione del festeggiamento del secondo anniversario del Trattato Italia-Libia, detto “dell’Amicizia” (chissà perché non “dell’Amore”…) sfilino i suoi gioiellini. Peccato, però, che non ci saranno esercizi o figure in comune, avverte il colonnello Ferace “poiché manca ancora il necessario affiatamento tra i nostri cavalieri e i loro. In futuro chissà…”. Già, chissà. Ormai i viaggi di Mu’ammar Gheddafi in Italia sono sempre più frequenti e sono sempre destinati a diventare un caso. È stato così l’anno scorso, quando (giusto perché si annoiava, mica per altro) riservò una delle sue preziosissime serate per tenere interessantissime lezioni di religione islamica a decine di ragazze, rigorosamente taglia 42 (pare che quel simpatico quadretto sia destinato a ripetersi: speriamo che alle fortunate allieve almeno quest’anno sia una fettina di pizza). E sarà così anche quest’anno. Solo che il dittatore libico (ops, non si può dire?) ha scelto di far parlare di sé non solo per il folklore e le contestazioni, ma per la rinnovata veste di “Zio d’America”. Al diavolo le proteste e i ragionevoli dubbi sull’utilità di perseguire questo tipo di rapporto politico: l’Italia è stata la prima nazione a sdoganare la Libia (che non per niente è stata derubricata da “rougth state” a “state of concern”, ovvero da “stato canaglia” a “stato preoccupante”) e ora ne raccogliamo i frutti. Nell’agenda del suo soggiorno romano, infatti, sono già stati inseriti numerosi incontri con i big della finanza italiana: domani, alla cena con il grande amico Cav Silvio, ci saranno Alessandro Profumo di Unicredit, Paolo Scaroni di Eni, Pier Francesco Guarguaglini di Finmeccanica, Piero Gnudi di Enel, più altri e vari imprenditori. La Libia si va imponendo come potenza economica non indifferente per gli equilibri politici mondiali e il nostro Premier, che il fiuto dell’imprenditore non lo ha ancora perso, vuole trarne profitti e vantaggi. Ettore Livini, su La Repubblica, ci ha spiegato come la premiata ditta “Gheddasconi spa” abbia un modo di agire tutto suo. Di affari diretti tra Berlusconi e Gheddaffi, infatti non c’è traccia, se si esclude una compartecipazione di Fininvest e Lafitrade, uno dei bracci finanziari di Gheddafi, in Quinta Communications, la società di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar. Il grosso del business si fa per altre strade: nel pubblico. Il Colonnello ha messo sul piatto un po’ del suo tesoretto personale (i 65 miliardi di liquidità di petrodollari accumulati negli ultimi anni) e il Cav gli ha prontamente spalancato le porte dell’Italia Spa. L’uno ha ottenuto il tanto agognato sdoganamento della Libia sui mercati internazionali e l’altro ne può ora pilotare gli investimenti nel Belpaese, secondo la celebre strategia del “do ut des”. Se infatti la prima banca italiana, la Unicredit, si frega le mani pensando ai ricchissimi fondi sovrani di Tripoli, Gheddafi si bea pensando a come sia riuscito a diventarne in due anni il primo azionista con una quota vicina al 7% (valore quasi 2,5 miliardi): se poi ci sommiamo il 7,5% che controlla nella Juventus, il libico è il quinto singolo investitore per dimensioni a Piazza Affari. E (ingordo!) punta a quote di compartecipazione in Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali. E poi? Dopo aver dato l’ok all’ingresso di Tripoli con l’1% nell’Eni, è stato “barattato” l’allungamento di 25 anni delle concessioni del cane a sei zampe in Libia in cambio di 28 miliardi di investimenti. E poi? L’asse con il Colonnello (sempre stando a Repubblica) regalerebbe al Premier un’altra opportunità d’oro: quella di distribuire le varie commesse a Tripoli garantite dallo storico accordo: Ansaldo Sts (per il segnalamento ferroviario) e Finmeccanica (elicotteri) hanno incassato due maxi-ordini. I big delle costruzioni si sono messi in fila per gli appalti sulla nuova autostrada libica da 1.700 chilometri (valore 2,3 miliardi) affidata in base agli accordi bilaterali ad aziende tricolori.

E poi? La lista sarebbe lunga, troppo lunga. In fondo, forse, il colonnello Ferace è stato troppo pessimista: a me pare che l’affiatamento ci sia. E che affiatamento.

[Ripubblicato sul sito di Pierferdinando Casini]

Gli smemorati di Pontida

Cari lettori, ma voi lo sapete cos’è “La Padania”? No, non mi riferisco alla mitica Eldorado del Nord, esistente sin dai primordi della storia e dell’umanità. Stavo parlando del giornale ufficiale della Lega Nord, la “Voce del Nord”, già organo di riferimento per il “Nord unito”, il “Nord mitteleuropeo” (direttori colti, eh?), e addirittura per la “Mitteleuropea” (tutta intera, evidentemente, dalla Padania all’Ungheria, passando per Germania e Polonia). È un giornale che spara a zero contro “Roma Ladrona” e contro il Sud sprecone, ma che poi non disdegna il finanziamento annuale statale di oltre 4 milioni di euro. È un giornale che vanta come direttore politico Umberto Bossi, già reo confesso al processo Enimont, già condannato per vilipendio dello Stato e noto estimatore delle proprietà della carta igienica “Tricolore”. È un giornale piccolino (vende in media 22 mila copie), ma sa sempre come farsi sentire (in osservanza alla legge del “chi ce l’ha più duro vince”). Tutto ciò è relativo, però. Perché “La Padania” è forse uno dei pochi giornali a poter vantarsi di aver anticipato uno dei cavalli di battagli più famosi de “La Repubblica”. Come? È l’8 luglio 1998 e la Lega Nord ha rotto da tempo i ponti con il Polo delle Libertà e con il suo leader Silvio Berlusconi. Per questo, l’allora direttore Max Parisi, fa del suo giornale, “La Padania” per l’appunto, il primo al mondo a tuonare, contro “Berlusconi mafioso”, pubblicando in prima pagina diverse foto di big dei Cosa Nostra (Riina, Brusca, Badalamenti, Calò), in compagnia proprio del leader di Forza Italia e del suo braccio destro, Marcello Dell’Utri, numerosi documenti e le dieci domande indirizzate al premier! Sì, proprio le famose e ormai celeberrime “dieci domande”. Domande che vale davvero la pena di rileggere, documentate a dovere, un vero e proprio esempio di giornalismo coraggioso. Max Parisi, poi, concludeva il suo articolo, lanciando un appello a Berlusconi: “Poiché c’è chi l’accusa che quell’oceano di quattrini provenne dalle casse di Cosa Nostra e sta indagando proprio su questo, prego, schianti ogni possibile infamia dicendo semplicemente la verità. Punto per punto, nome per nome. È un’occasione d’oro per farla finita una volta per tutte. Sappia che d’ora in poi il silenzio non le è più consentito né come imprenditore, né come politico, né come uomo.” Dopo 12 anni, immagino, “La Padania”, (che nel frattempo collezionò una serie di querele) starà aspettando una risposta. E invece no. Perché si direbbe che invece lì dalle parti di Pontida abbiano cambiato idea: prendete in mano una qualsiasi copia del giornale è leggere che Berlusconi non è più “in combutta con la Mafia”, ma è il “salvatore del Nord”, boicottato (dicono loro: sì, sempre gli stessi) dagli affaristi del Sud (che rispondono ai vari nomi di Casini, Fini, PD e compagnia bella) e dalla magistratura militante. Smemorati? Sbadati? Rassegnati? Oh, no. Gli smemorati de “La Padania” la loro risposta l’hanno trovata. E sapete dove? Nel traffico delle banche, delle quote latte e nella lottizzazione dei vari enti pubblici organizzato dal proprio partito di riferimento. Perché se Roma è e resterà sempre “ladrona”, chi vieta alla Padania (la terra, si intende) di sedersi al tavolo dei commensali e di tenere per sé la fetta migliore di tutto? Come Berlusconi sia riuscito ad accumulare il suo patrimonio non può avere più nessuna importanza, visto che, ora come ora, sono super-impegnati ad accumulare il loro, di patrimonio.

E allora al diavolo le dieci domande a Berlusconi. È la Padania, bellezza.

[Ripubblicato sul sito di Pierferdinando Casini]

Alcide De Gasperi, only the free can choose

Oggi ricorre l’anniversario della morte del grande statista Alcide De Gasperi. E ad Otranto nasce il Partito della Nazione. Leggetevi cosa ho scritto per Estremo Centro Sicilia.

Soddisfazioni

Sono stato citato nello stato personale di Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc. Dedico questa foto ai miei amici. A tutti quelli che hanno creduto e continuano a credere in me. A tutti quelli che mi sono vicini e con cui lavoro fianco a fianco ogni giorno. E anche a tutti quelli che pensano che tutti i politici, indistintamente, sono lontani dalla gente (e dai giovani, in particolar modo). Questa foto è la prova che un’altra Politica, fondata sulla cooperazione proficua tra “i giovani e i vecchi” (per dirla alla Pirandello) è più che auspicabile. È necessaria.

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