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Parola d’ordine? Rinnovare

L’idea è nata tutta in famiglia. Durante una cenetta fra il quasi suocero Pier Ferdinando e il quasi genero Fabrizio Anzolini, fidanzato di Maria Carolina, figlia del leader Udc e già designato responsabile dei Circoli a Nord-est. Uno che sta defilato, ripete di non essere la ‘trota scudocrociata’ ma che, assieme ai deputati targati Casini, ha già consegnato un dossier al capo. Dentro c’è tutto: dettagli, slogan, simboli, struttura, nomenklatura e campagna di lancio dei ‘Casini boys’. La parola d’ordine è ‘svecchiare’. Dare spazio all’area innovatrice che tra i parlamentari fa riferimento al portavoce Roberto Rao, al veneto Antonio De Poli, all’emiliano Mauro Libè o ancora ai siciliani Gianpiero D’Alia e Saverio Romano. Un’idea che tra gli attuali dirigenti interessa Michele Vietti, Ferdinando Adornato e il segretario Lorenzo Cesa.

L’Espresso ci annuncia grandi cambiamenti all’interno dell’Udc.

Una laboratorio per il Centro

Qualche tempo fa, parlando con degli amici, esprimevo il mio desiderio e l’augurio che il progetto del nuovo partito di Centro non fosse un semplice restyling dell’Udc di oggi, ma una seria operazione politica che potesse dar vita a un nuovo soggetto politico, moderato, popolare e liberale, in grado di rispondere a tanti quesiti irrisolti del nostro tempo. Non una versione allargata di quanto già conosciamo, ma qualcosa di assolutamente nuovo e innovativo. Gli gli spunti al riguardo non sono mai mancati: da più parti,  si sono spesso levate voci di stimolo, anche da personaggi lontani dalla nostra attuale cultura e storia. Tutti convinti che valesse spendere energie e forze per il progetto del Terzo Polo. Come me, insomma. E come tanti altri semplici militanti.

Sempre parlando con gli amici, però, espressi anche l’idea che secondo me, perché questo progetto vada in porto, un (seppur convinto) lavoro esclusivamente politico non basti. È indispensabile riaccendere il dibattito squisitamente culturale e intellettuale intorno al nostro progetto, per dargli dei contorni definiti e supportarne adeguatamente la crescita. Serve, insomma, un laboratorio per il Centro: una fondazione (non organica al partito), che si occupi di guadagnare alla nostra causa intellettuali capaci e competenti. Altrimenti, si rischia di creare un contenitore vuoto che assuma agli occhi degli elettori i connotati di una mera manovra verticistica e di palazzo. Finora, bene ha fatto la Fondazione Liberal di Adornato. Eppure, sono convinto che non basti più: sono convinto che serva qualcosa di nuovo, di giovane, di moderno. Qualcosa che sappia mixare il passato con il futuro, le speranze con le certezze: un pensatoio libero, un think tank, un buon vecchio Centro Studi, chiamatelo come volete. Potrebbe diventare anche l’ossatura del nuovo partito, perché no? Pensate a Fini, che con FareFuturo, prima, e Generazione Italia, dopo, ha sancito la propria trasformazione, lanciando sempre interessanti spunti di dibattito: le fondazioni culturali sono state l’arma migliore per creare il proprio personaggio. E mi pare che abbia ottenuto grandi risultati. Se ce l’ha fatta lui, non vedo perché non dovremmo riuscirci noi.

[Tutto questo per dirvi che oggi mi sono iscritto ad Italia Futura, il think tank di Montezemolo]

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