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Gare buttate

Così Italia Futura risponde al costituzionalista Calderoli.

[Che poi, il fatto che Calderoli chiedesse le dimissioni di Montezemolo perché “ci ha fatto vergognare” era davvero imperdibile. Insomma, come si dice dalla nostre parti, “u voi ca rici curnutu o sceccu”, il bue che da del cornuto all’asino.]

E il Quattro vien da sé

Mentre c’è chi parla “ancora” di Terzo Polo, c’è già chi è pronto a “collaudare” il Quarto. Che – giurano – scenderà in campo per le prossime elezioni amministrative: non direttamente, ma con una serie di endorsement di peso per i vari candidati, di qualsiasi area politica. E che, in caso di elezioni anticipate già in primavera, non esiterebbe a varare una lista civica nazionale, che diventi trampolino di lancio per una nuova classe dirigente post-berlusconiana, fatta di giovani professori universitari, imprenditori, ricercatori, all’insegna di una piattaforma programmatica chiara e diretta di tre-quattro parole chiave. Fantapolitica? Non questa volta.

Perché ho scelto Italia Futura

Una laboratorio per il Centro

Qualche tempo fa, parlando con degli amici, esprimevo il mio desiderio e l’augurio che il progetto del nuovo partito di Centro non fosse un semplice restyling dell’Udc di oggi, ma una seria operazione politica che potesse dar vita a un nuovo soggetto politico, moderato, popolare e liberale, in grado di rispondere a tanti quesiti irrisolti del nostro tempo. Non una versione allargata di quanto già conosciamo, ma qualcosa di assolutamente nuovo e innovativo. Gli gli spunti al riguardo non sono mai mancati: da più parti,  si sono spesso levate voci di stimolo, anche da personaggi lontani dalla nostra attuale cultura e storia. Tutti convinti che valesse spendere energie e forze per il progetto del Terzo Polo. Come me, insomma. E come tanti altri semplici militanti.

Sempre parlando con gli amici, però, espressi anche l’idea che secondo me, perché questo progetto vada in porto, un (seppur convinto) lavoro esclusivamente politico non basti. È indispensabile riaccendere il dibattito squisitamente culturale e intellettuale intorno al nostro progetto, per dargli dei contorni definiti e supportarne adeguatamente la crescita. Serve, insomma, un laboratorio per il Centro: una fondazione (non organica al partito), che si occupi di guadagnare alla nostra causa intellettuali capaci e competenti. Altrimenti, si rischia di creare un contenitore vuoto che assuma agli occhi degli elettori i connotati di una mera manovra verticistica e di palazzo. Finora, bene ha fatto la Fondazione Liberal di Adornato. Eppure, sono convinto che non basti più: sono convinto che serva qualcosa di nuovo, di giovane, di moderno. Qualcosa che sappia mixare il passato con il futuro, le speranze con le certezze: un pensatoio libero, un think tank, un buon vecchio Centro Studi, chiamatelo come volete. Potrebbe diventare anche l’ossatura del nuovo partito, perché no? Pensate a Fini, che con FareFuturo, prima, e Generazione Italia, dopo, ha sancito la propria trasformazione, lanciando sempre interessanti spunti di dibattito: le fondazioni culturali sono state l’arma migliore per creare il proprio personaggio. E mi pare che abbia ottenuto grandi risultati. Se ce l’ha fatta lui, non vedo perché non dovremmo riuscirci noi.

[Tutto questo per dirvi che oggi mi sono iscritto ad Italia Futura, il think tank di Montezemolo]

Montezemolo’s big surprise

Nella parabola del terzo polo in salsa nostrana c’è di tutto. E da un po’ è tutto un pullulare di incontri, contatti, convegni di fondazioni. Come Italia Futura, il think tank di Luca Cordero di Montezemolo, tenuta a battesimo a ottobre dell’anno scorso alla presenza di Gianfranco Fini, all’epoca già carico dei primi accenni di offensiva nel Pdl. Fu un gran parlare di terzo polo, quel giorno, nei corridoi di Palazzo Colonna. Ma a dispetto delle chiacchiere, Montezemolo «non è sceso in politica», fanno notare oggi da Italia Futura, «come non Io ha fatto dopo aver lasciato Confindustria, nel 2008, e la presidenza Fiat, pochi mesi fa». Spergiurano che «non è interessato», nonostante un sondaggio dell’Ipr Marketing lo metta insieme a Fini, Casini, Rutelli in un ipotetico terzo polo al 22 per cento dei consensi, in parte erosi al Pdl (che cala al 41 per cento), in parte rubati alle speranze del centrosinistra (fermo al 36). Voci maliziose lo danno per determinato a correre, ma a certe condizioni e a capitolo Silvio chiuso. Meglio guardare a cose concrete come il grande evento che annunciano con enfasi per ottobre: una iniziativa sull’occupazione giovanile . Sì, ma chi ci sarà? No comment, ma «ci sarà una big surprise!», promettono, guarda caso, in gergo british.

Per capire che succede (veramente) al Centro, leggetevi l’Espresso.

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